A oggi, secondo i dati riportati dall’indagine I numeri del cancro in Italia 2024, sono 108.900 le persone viventi in Italia dopo una diagnosi di tumore del polmone, di cui 63.900 uomini e 45mila donne, mentre le nuove diagnosi avvenute nel 2024 sono state 31.891 per i maschi e 12.940 per le femmine. I dati dei decessi più recenti sono quelli del 2022: 23.600 uomini e 12.100 donne. La maggior parte dei casi viene diagnosticata in pazienti di età pari o superiore a 65 anni e l’età mediana al momento della diagnosi è di 70 anni.

Tumore al polmone, un farmaco ne rallenta la crescita

Inquinamento e gas radon

Nonostante in Europa il tabagismo resti la prima causa di tumore polmonare negli uomini per il 90 per cento dei casi e per l’80 per cento nelle donne, la percentuale di non fumatori a cui viene diagnosticata la patologia è in aumento: il gas radon e l’inquinamento atmosferico rappresentano un fattore importante di questo fenomeno. Non stupisce quindi che il tumore ai polmoni nelle persone che non hanno mai fumato tabacco sia oggi indicato dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) come la quinta causa principale di decessi per cancro a livello mondiale.

La dura lotta alla sigaretta

Pericolo polveri sottili

Questi dati sono confermati da un recente studio della Iarc pubblicato a febbraio 2024 su Lancet Respiratory Medicine secondo il quale solo nel 2022 circa 200mila casi di adenocarcinoma polmonare – la forma prevalente di neoplasia polmonare che si manifesta in chi non ha mai fumato – sono associati all’esposizione a inquinamento atmosferico. A causare malattie respiratorie come l’adenocarcinoma sarebbero in particolare le nanoparticelle da traffico veicolare, come illustrato anche da uno studio del 2023 coordinato dal Cnr che illustra come queste possano generare risposte infiammatorie nell’epitelio polmonare anche a basse concentrazioni di materiale particolato fine, le cosiddette polveri sottili.

Non esiste “un” tumore al polmone

Il vaccino mRNA anti-cancro

Una possibile rivoluzione futura nella terapia di questa patologia, ma che per il momento è ancora lontana dal diventare una terapia, è rappresentata dai vaccini a mRNA. Noti per aver rivoluzionato la storia della pandemia da SAR-CoV-2, erano già studiati da tempo proprio come terapia contro il cancro. Se per il Covid-19 il vaccino a mRNA spinge l’organismo a produrre la proteina spike, generando così la copertura anticorpale, i vaccini terapeutici per il cancro innescano una risposta verso alcuni antigeni tumorali propri e unici della cellula cancerosa di quello specifico paziente, assenti invece nelle cellule sane. In questo modo il sistema immunitario viene attivato a combattere il tumore risparmiando tutto il resto.

Puglia, lo screening polmonare parte dalle farmacie

Una prospettiva futura

«Ci sono ormai numerosi studi in corso, la prospettiva è quella di aggiungere una nuova arma terapeutica con l’obiettivo ipotetico di potersi persino sostituire ai farmaci esistenti», mi ha spiegato in un’intervista Domenico Galetta, responsabile dell’Oncologia medica per la patologia toracica presso l’Istituto dei tumori “Giovanni Paolo II” di Bari. Il primo vaccino a mRNA contro il carcinoma polmonare non a piccole cellule, chiamato BNT116, è stato già somministrato a un primo paziente suscitando grande entusiasmo anche se sarà necessario attendere le prossime fasi dello studio per comprendere appieno l’impatto di questa tecnologia in campo oncologico. «Questa opzione terapeutica necessita di studi clinici consistenti e per il momento resta quindi un orizzonte da esplorare».

L’articolo completo su Tema Farmacia News, marzo 2025