L’uso di melatonina spinge il nostro corpo a smettere di produrla autonomamente? No, possiamo stare tranquilli. Naturalmente prodotta dal nostro organismo, questa sostanza è sempre più impiegata come integratore per favorire il sonno. Tuttavia da qualche tempo si è diffusa la credenza secondo cui più melatonina assumiamo e meno la nostra ghiandola pineale, che la secerne naturalmente, è in grado di produrne autonomamente, alimentando così un circolo vizioso.

Le 10 regole per dormire bene

Fake news…

In linea generale la ricerca ha da tempo smentito questi falsi miti: a differenza di molti farmaci utilizzati per l’insonnia, è molto improbabile che questa possa portare a dipendenza o che possa condurre a fenomeni di assuefazione che obbligherebbero a incrementare la dose per mantenere lo stesso effetto. Inoltre non esiste alcuna prova che l’assunzione regolare di melatonina spinga la ghiandola pineale a smettere di fare il suo lavoro.

Un buon sonno ci aiuta (specie ora)

Un’alternativa ai farmaci

L’integrazione di melatonina esogena (cioè assunta tramite integratori alimentari) può essere un aiuto a ritrovare i giusti ritmi sonno-veglia e a favorire il sonno senza l’uso di farmaci ipnoinducenti o ansiolitici. Al contrario di questi ultimi, la sua assunzione non causa l’addormentamento in modo diretto ma piuttosto funziona da ipnofavorente: in pratica crea un naturale rilassamento che favorisce il sonno.

Quando assumere melatonina

Ci sono altre condizioni che possono causare una deregolazione dei ritmi sono-veglia trattabili con una corretta integrazione di melatonina…

  • Stress, che incide sulla difficoltà di addormentamento e di mantenimento del sonno;
  • Jet lag, che notoriamente rende difficile la ripresa della regolarità del sonno a viaggio concluso;
  • Lavoro notturno, che cronicamente incide sul sonno a causa dell’inversione delle abitudini tra luce e buio;
  • Cecità. L’assenza di stimoli luminosi ha un impatto diretto sul sonno;
  • Età avanzata, in quanto la produzione di melatonina si riduce fisiologicamente con l’invecchiamento;
  • Bruxismo, ovvero il digrignamento dei denti durante il sonno, causa di cefalee oltre che di insonnia;
  • Sindrome da apnee notturne, che peggiora la qualità del sonno a causa dei microrisvegli che impone.

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