Una microscopia ottica così avanzata che potrà arrivare a vedere dentro gli organi cellulari: uno studio sembra aprire le porte una nuova forma di diagnostica che impiegherà cellule biologiche ingegnerizzate per funzionare come lenti. In pratica, proprio come una goccia d’acqua che su una superficie agisce come una lente d’ingrandimento. È quanto emerge da una ricerca del Cnr di Pozzuoli in collaborazione, tra gli altri, con l’Università di Napoli Federico II.
Fotoni per studiare fenomeni biologici
La ricerca si è concentrata sull’uso di cellule di lievito di birra che, grazie alle loro proprietà, consentono una modifica dei loro vacuoli intracellulari, piccole sacche fondamentali per il loro funzionamento e la loro salute. Sfruttandole, i ricercatori hanno trasformato un vacuolo di una cellula di lievito in una microlente. Tale risultato è significativo perché arricchisce la comprensione di come la luce interagisce con le strutture biologiche. Inoltre potrebbe portare allo sviluppo di dispositivi biofotonici innovativi che utilizzano i fotoni per studiare, diagnosticare o trattare fenomeni biologici e medici.
Le applicazioni nella diagnostica
«Studiare come i vacuoli delle cellule rispondono alla luce è utile per comprendere il funzionamento delle cellule nel sangue e in altri fluidi del corpo consentendo nuove forme di diagnosi più veloci e meno invasivi», ha spiegato Vittorio Bianco del Cnr. Un ambito di applicazione possibile è ad esempio quello delle malattie da accumulo lisosomiale, ma anche di diverse forme di cancro e delle infezioni virali, tra cui il Covid-19. Inoltre questa tecnologia potrebbe migliorare le tecniche di imaging esistenti attraverso la creazione di circuiti ottici biocompatibili per i computer del futuro. Potrebbe inoltre aumentare le capacità risolutive della microscopia così da poter osservare nel dettaglio le strutture all’interno delle cellule.