Patologie in crescita che, se non trattate precocemente, possono portare a un deterioramento della qualità della vita: le malattie reumatiche come l’artrite reumatoide e l’artrite psoriasica sono condizioni sempre più frequentemente diagnosticate, tanto che i loro nomi sono ormai familiari al grande pubblico. La ragione è anche che, come per molte altre patologie croniche, la loro prevalenza nella popolazione generale è in crescita in particolare nei Paesi avanzati, colpendo spesso persone nel pieno della loro vita attiva.

Epidemiologia, dati in crescita

C’è ancora chi, però, tende a confondere il termine artrite con artrosi: due concetti totalmente diversi. A differenza della seconda, molto più frequente con l’invecchiamento, le artriti sono patologie che insorgono prevalentemente tra i 30 e i 50 anni: «Oggi sappiamo che l’artrite reumatoide colpisce circa l’1 per cento della popolazione», mi ha spiegato Carlo Selmi, responsabile della sezione autonoma di reumatologia e immunologia clinica all’Istituto clinico Humanitas di Rozzano (Milano) e docente all’Università di Milano. «Sull’artrite psoriasica abbiamo dati meno certi, invece. Sappiamo che la psoriasi, patologia che si esprime a livello dermatologico e che spesso precede l’insorgenza della malattia, è presente nel 2,9 per cento della popolazione. Di questi soggetti, un quarto sviluppa artrite psoriasica».

La diagnosi e le specificità

Le condizioni sono caratterizzate da sintomatologie analoghe, seppur con qualche differenza: «In entrambi i casi il quadro clinico è caratterizzato da dolore alle articolazioni, talvolta accompagnato da gonfiore, e da rigidità, in particolare di mattina, che tende a ridursi durante la giornata e con il movimento». Una rigidità articolare appena svegli è fisiologica: deve destare preoccupazione quando persiste oltre la mezz’ora. «Nessuno di noi riesce a svitare una caffettiera appena sveglio», fa notare il reumatologo: «quando è presente un’artrite, invece, la difficoltà è protratta per alcune ore». Tipicamente sono proprio le articolazioni delle mani e dei piedi a essere tra le più colpite dall’artrite reumatoide, mentre ginocchia, caviglie e altre grandi articolazioni possono essere coinvolte più frequentemente nella forma psoriasica.

Malattie autoimmuni?

A causare queste patologie sono, in entrambi i casi, meccanismi connessi a un cattivo funzionamento del sistema immunitario, contrariamente alle artrosi in cui il meccanismo infiammatorio è legato all’usura. C’è però una differenza, ancora una volta, tra artrite reumatoide e psoriasica: «Nel primo caso siamo di fronte a una malattia autoimmune, in cui cioè si attiva un’anomala risposta del sistema immunitario che attacca una parte sana dell’organismo provocando l’infiammazione alla base del dolore e del danno articolare. L’artrite psoriasica, più correttamente definita malattia infiammatoria cronica, è pur sempre legata a un’alterazione immunitaria ma non vede il coinvolgimento di specifici anticorpi diretti contro il nostro corpo».

Il vantaggio dei biologici

Oggi i progressi terapeutici hanno cambiato il destino di questi pazienti. Lo hanno fatto notare i numerosissimi medici che hanno partecipato, lo scorso giugno, al Congresso europeo di reumatologia svoltosi a Madrid: sono in particolare i farmaci biologici ad aver migliorato enormemente la vita di chi è colpito da artrite reumatoide o psoriasica. L’intervento è diversificato per le due malattie: «Nella reumatoide si parte sempre con i corticosteroidi, ovvero i cortisonici, mentre nella psoriasica si inizia con gli antinfiammatori non steroidei, cioè i normali Fans», mi ha spiegato Selmi. Se questi farmaci non danno i risultati sperati, si passa agli immunosoppressori, tipicamente il metotrexato per via iniettiva.

L’articolo completo su Salute in famiglia, 5/2019

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