Sono 2349 le nuove diagnosi di infezione da HIV segnalate nel 2023, secondo i dati di sorveglianza nazionale presentati dall’Istituto Superiore di sanità. L’incidenza è di 4 nuove diagnosi ogni 100mila residenti, il che ci pone al di sotto della media dei paesi dell’Europa occidentale. La percentuale però è in crescita a partire dal 2021 e in controtendenza con il passato: dal 2012 al 2020 si era infatti osservata una diminuzione delle nuove diagnosi.

Undetectable = Untransmittable

Come è noto, da più di un decennio esistono terapie antiretrovirali assolutamente efficaci che consentono alle persone HIV+ di non sviluppare l’AIDS e di restare in una condizione di non rintracciabilità del virus (undetectable) e dunque di non poter contagiare (untransmittable), godendo peraltro di un’aspettativa di vita pressoché identica a quella dei soggetti HIV-. Nonostante questo, ancora molto va fatto in termini di prevenzione soprattutto sul versante dei comportamenti sessuali e dei test periodici sui soggetti a rischio: l’obiettivo è quello di ridurre quel 30 per cento di casi ancora oggi sommersi costituiti da persone HIV+ che non sanno di esserlo e che quindi non seguono una terapia.

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Una strategia in più

Accanto agli strumenti di prevenzione dell’infezione da HIV già disponibili, da diversi anni esiste un percorso terapeutico che consente di ridurre al minimo il rischio di contrarre il virus. La profilassi pre-esposizione sta dando un contributo notevole alla riduzione dei contagi: si tratta di un’arma importante che tuttavia sembra ancora poco conosciuta dai cittadini e, in parte, anche da molti clinici non infettivologi.

I due principi attivi

Il farmaco orale approvato per la profilassi pre-esposizione (PrEP) è l’associazione in unica compressa di due principi attivi antiretrovirali, emtricitabina e tenofovir disoproxil, già impiegati dai primi anni 2000 in combinazione con altre molecole per il trattamento dell’HIV nei soggetti sieropositivi. «Dopo vent’anni di impiego ha un profilo di tollerabilità ben noto», mi ha spiegato Roberto Rossotti, infettivologo presso l’Ospedale Niguarda di Milano. Disponibile come farmaco equivalente, se assunta correttamente e secondo gli schemi indicati riduce enormemente il rischio di contrarre l’HIV in seguito a rapporti non protetti.

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Essenziale l’aderenza terapeutica

Sono due le modalità di assunzione previste: continuativa e on demand, ovvero solo in prossimità dei rapporti a rischio. A prescindere da quella scelta, esiste però un fattore fondamentale che rende la PrEP efficace: l’aderenza terapeutica. Il farmaco deve infatti essere assunto regolarmente e secondo le indicazioni. Oggi sappiamo che se la terapia viene seguita correttamente, il rischio di contrarre l’HIV tramite rapporti sessuali è bassissimo: studi ritengono che l’efficacia dell’associazione dei due principi attivi sia superiore al 99 per cento. A oggi, su oltre 7 milioni di utilizzatori, esiste solo una decina di casi riconosciuti di fallimento. «Tale percentuale, è bene sottolinearlo, è la stessa in entrambe le modalità di assunzione», aggiunge Rossotti, «anche se può ridursi fino al 60 per cento nel caso di assunzione non corretta, come ad esempio in caso di dimenticanza di una o più dosi».

La PrEP è un percorso integrato

La PrEP è un percorso terapeutico che prevede un costante monitoraggio eseguito in contesti ambulatoriali ospedalieri: deve infatti essere sempre prescritta da un infettivologo e le linee guida italiane prevedono una serie di esami da condurre prima e durante il trattamento. La distribuzione è affidata alle farmacie ospedaliere. «Il percorso PrEP non è solo una compressa», aggiunge Rossotti: «comprende un piano vaccinale per la protezione dalle infezioni prevenibili, counseling sulla vita sessuale e un servizio che garantisce presa in carico delle infezioni a trasmissione sessuale sintomatiche nel giro di pochissimi giorni». Sul territorio sono presenti ambulatori dedicati con personale medico sanitario formato per prescrivere e seguire i pazienti che vogliono seguire questo trattamento.

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Ancora in pochi ne fanno uso

Lo scorso maggio, a un anno di distanza dall’ottenimento della gratuità della PrEP (fino ad allora il costo del farmaco era a carico dell’utilizzatore) e in occasione della sedicesima edizione dell’Italian Conference on AIDS and Antiretroviral Research (ICAR), l’indagine PrIDE, che ha coinvolto 65 centri di prescrizione tra dicembre 2023 e gennaio 2024, ha certificato che gli assuntori di PrEP orale sono stati 11.675, di cui il 50,1 per cento in Lombardia e il 17,9 per cento nel Lazio. Certamente i dati sono cresciuti molto recentemente: «L’importanza della rimborsabilità decretata dall’AIFA è riscontrabile nei numeri, con gli utenti che sono più che raddoppiati», ha spiegato Antonella Cingolani, copresidente ICAR. «Ho l’impressione», aggiunge Rossotti, «che nelle grandi città dove la PrEP era già molto diffusa siano aumentate enormemente le richieste ma che le strutture facciano fatica a rispondere per una saturazione delle risorse». Si può e si deve fare di meglio, specie se consideriamo che, secondo dati PrEPWatch, a fronte dei poco più di 11mila utenti italiani, in Spagna assumono la PrEP 23.600 persone, 85.000 in Francia e oltre 86.000 nel Regno Unito.

L’articolo completo su Tema Farmacia News, gennaio 2025