Come si rimuove un tatuaggio?

L’amore dovrebbe essere per tutta la vita, ma non sempre è così. E lo stesso vale per i tatuaggi: sempre più spesso donne e uomini si rivolgono ai dermatologi per cancellare quelli che, sull’onda della passione, abbiamo eseguito per immortalare un’unione non andata a buon fine. Fino a qualche anno fa la procedura di rimozione di un tatuaggio era un intervento chirurgico non privo di effetti collaterali. Oggi è più semplice ed efficace, grazie al laser. «Questo fascio di luce concentrata colpisce i granuli di pigmento colorato che costituiscono il tatuaggio», mi ha spiegato Antonino Di Pietro, dermatologo presso l’Istituto Vita Cutis di Milano. Le iniziali che portiamo sul braccio o il bel disegno sulla coscia altro non sono, infatti, che microparticelle di inchiostro iniettate da aghi sotto la pelle. Queste, più grandi delle cellule epiteliali, restano qui intrappolate. «In pratica il laser le frantuma in pezzetti microscopici, successivamente riassorbiti dalla cute». Un pericolo per l’organismo? «Al momento non ci sono studi che lo abbiano dimostrato, quindi con buon margine di sicurezza possiamo dire che non ci sono rischi», spiega Di Pietro.

Il laser è sicuro?

Del resto il laser per la rimozione dei tatuaggi è ormai impiegato da diversi anni in tutto il mondo, e i risultati sono positivi. Certamente, però, la possibilità di ottenere una buona cancellazione dipende da vari fattori: la profondità a cui l’inchiostro è giunto durante l’esecuzione del tatuaggio, il suo colore e l’intensità. «Il colore è tanto più intenso quanto maggiore è la quantità di inchiostro per centimetro quadrato. Per eliminare un tatuaggio dai colori forti occorreranno quindi più sedute di laser. Discorso analogo quando l’inchiostro è penetrato a maggiore profondità: in questo caso occorre che il laser agisca ben sotto la superficie della cute, con un rischio superiore di lasciare cicatrici». Quello della profondità è un fattore difficilmente prevedibile a priori: non dipende solo dal tatuatore, ma anche dalla pelle del paziente e dalla sua reazione al contatto con l’inchiostro. Curiosa invece la variabile cromatica: «I tatuaggi blu e neri sono più facili da rimuovere di quelli rossi e gialli, o comunque più chiari», aggiunge il dermatologo: «il laser reagisce meglio con i primi due colori».

Rimozione tatuaggi: le alternative al laser

In ogni caso la procedura laser, quasi indolore se si esclude una sensazione di “puntura di spillo” durante il trattamento, è adatta a tutti ad eccezione di chi è affetto da psoriasi (che dovrebbe astenersi del tutto dai tatuaggi) e da chi ha pelli predisposte a formare cheloidi, ovvero pesanti cicatrici: in questi ultimi soggetti l’esito potrebbe essere esteticamente insoddisfacente. Non c’è paragone invece con le tecniche chirurgiche, ormai quasi soppiantate dal laser: la salabrasione (abrasione della pelle con sali) e la dermoabrasione (rimozione di uno strato di pelle con strumenti appositi). I costi? «Variano in base al numero di sedute necessarie: si va da 500-600 euro fino a qualche migliaio per tatuaggi grandi, profondi e con colori intensi».

L’articolo completo su Diva e Donna, 26 luglio 2016