L’impianto cocleare – un dispositivo inserito all’interno della chiocciola, il nostro organo uditivo, capace di stimolare direttamente il nervo e i centri uditivi del cervello restituendo l’udito – è a tutti gli effetti un orecchio bionico, molto diverso dai normali apparecchi acustici che amplificano i suoni. «Questo strumento è indicato nelle sordità severe o profonde che non traggono beneficio dall’amplificazione», mi ha spiegato su BenEssere di ottobre Eva Orzan, otorinolaringoiatra e audiologa presso l’Istituto materno infantile Burlo Garofolo di Trieste, a margine dell’intervista a una ragazza che ha subito questo intervento. «È un vero e proprio organo uditivo artificiale che sostituisce la funzione della coclea».

Chi può essere operato?

La fase di selezione all’impianto è importante: «L’intervento richiede accurate indagini preliminari: esami audiologici per studiare le caratteristiche del danno uditivo, prelievi ematici per verificare se la sordità ha una base genetica e indagini radiologiche per analizzare l’anatomia dell’orecchio interno». L’intervento viene oggi eseguito anche su bambini molto piccoli: «Prima si interviene e meglio è in termini di recupero». Alla paziente, una ventenne vicentina, fu da subito proposto l’impianto a un orecchio che inizialmente rifiutò per ragioni semplicemente estetiche. Solo nel 2016 arrivò, da sola, alla decisione.

L’importanza della logopedia

Se è vero che l’operazione in sé non causa particolari disagi, è comunque fondamentale il sostegno alla famiglia e la riabilitazione: «Non è noto con esattezza come sente una persona con un impianto, ma oggi si sa che un precoce utilizzo dell’impianto associato alla logopedia permette di far distinguere tra loro tutti i suoni importanti e favorisce nei bambini piccoli un regolare sviluppo del linguaggio». Dopo la necessaria logopedia, la giovane è ora in grado di vivere la sua vita in completa autonomia tra sport, pianoforte, musica e viaggi.