L’effetto placebo non serve solo nella sperimentazione farmacologica. Tecnicamente si verifica quando un soggetto mostra un miglioramento della propria salute a seguito di una terapia, anche se questo non è dovuto al farmaco che ha assunto. «Il classico placebo è una medicina finta», mi ha spiegato Fabrizio Benedetti, ordinario di neurofisiologia all’Università di Torino e autore del recente La speranza è un farmaco (Mondadori). «Può però anche essere un farmaco vero, ma non efficace nella specifica patologia del paziente». Questo accade ad esempio quando il medico prescrive un integratore alimentare la cui utilità è del tutto relativa, cosciente del possibile beneficio psicologico dell’assunzione stessa su quel paziente.

Migliora mente e corpo

Oggi gli sviluppi delle neuroscienze ci permettono di capire che l’effetto placebo non è solo persuasione. Uno storico esperimento condotto all’università del Connecticut (Usa) lo aveva chiarito: gli studiosi somministrarono a tre gruppi di soggetti rispettivamente caffè normale, decaffeinato e decaffeinato “spacciato” per caffè normale. A tutti i soggetti furono misurati pressione arteriosa, frequenza cardiaca e parametri dell’attenzione e della reattività fisica, tipicamente incrementati dalla caffeina. Il risultato? L’effetto eccitatorio fu registrato solo nel terzo gruppo.

L’attesa attiva endorfine

Ciò dimostra due cose: da un lato come il potere dell’autoconvinzione possa essere superiore a quello di una sostanza psicoattiva come la caffeina, dall’altro come l’autopersuasione non modifichi solo la mente ma anche il corpo, con un reale aumento di pressione e frequenza cardiaca. Del resto l’attesa di un miglioramento produce un rilascio nell’organismo di sostanze, come endorfine e adrenalina, che influenzano l’organismo. Un altro esempio riguarda la terapia del dolore: «Grazie alle neuroscienze», dice Benedetti, «oggi scopriamo che la morfina attiva la via biochimica dei cosiddetti recettori mu. Tuttavia anche solo credere di ricevere della morfina attiva gli stessi recettori».

punto esclamativoIl placebo funziona anche se siamo consapevoli. Uno studio del 2017 pubblicato sul Journal of Evidence-Based Medicine lo conferma: «Quando guardiamo un film dell’orrore», dice Fabrizio Benedetti, «sappiamo che è tutto finto: la vittima è un attore e il sangue è succo di pomodoro. Eppure abbiamo paura, sudiamo e il nostro battito cardiaco aumenta. Nell’effetto placebo succede lo stesso: guardando una siringa abbiamo reazioni fisiologiche, tanto da sperimentare benefici anche se sappiamo che contiene solo acqua».

L’articolo completo su Airone, ottobre 2019

 

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