«Ho deciso di lasciare le redini dell’azienda di famiglia e ripartire da zero», dice Sabrina Brunelli. Quarantasettenne veronese affetta da endometriosi, in Mi piego ma non mi spezzo (Bruno editore) l’autrice di questo volume di autoaiuto racconta come ha impiegato le difficoltà della malattia per sviluppare la sua tenacia. Del resto questa condizione è tutt’altro che rara: si suppone ammonti a un 5 per cento della popolazione femminile in età riproduttiva la quota di donne affette da endometriosi, in Italia. La malattia è caratterizzata dalla presenza di tessuto endometriale, la mucosa che riveste l’interno dell’utero, al di fuori di esso e quindi su ovaie e organi addominali. Una delle ipotesi è legata al passaggio, causato dalle contrazioni uterine che avvengono durante le mestruazioni, di frammenti di endometrio attraverso le tube in direzione dell’addome. «Fattore di rischio è quindi il numero di mestruazioni che una donna ha nel corso della vita», mi ha spiegato Paolo Vercellini, direttore del reparto di ginecologia al Policlinico di Milano, su BenEssere di agosto. L’aumento di casi sembra essere legato dunque all’aumento del numero di mestruazioni che oggi le donne hanno nel corso della vita a causa del minor numero di gravidanze e di un menarca più precoce.

Una diagnosi non semplice

Eppure questo reflusso avviene nella maggioranza delle donne: perché solo alcune sviluppano la malattia? «Non si sa, ma alcuni fattori come la regolarità e l’abbondanza delle mestruazioni e la familiarità possono aumentare il rischio». La malattia si può presentare in stadi di severità crescente, ma in ogni caso i sintomi sono comuni: «Dolore mestruale ingravescente che non risponde ai normali antidolorifici, ma anche ai rapporti sessuali e talvolta alla defecazione», prosegue il ginecologo. «La diagnosi può avvenire con un’ecografia transvaginale, metodica che tuttavia può non consentire di individuare la malattia allo stadio iniziale». Non esistono terapie mediche curative. Nelle donne che non desiderano figli è indicato l’uso di pillole anticoncezionali a basso dosaggio o progestinici. Quando i trattamenti medici sono inefficaci o intollerati, e in caso di infertilità e desiderio di concepimento naturale, è indicato l’intervento chirurgico.