È un tipo di otite esterna di cui soffre spesso chi sta tanto “a mollo”. La permanenza nell’acqua del mare o della piscina può irritare infatti il canale uditivo esterno (dal padiglione al timpano) esponendolo a infiammazioni e infezioni batteriche. Il consiglio dell’otorino? Asciugarsi bene le orecchie dopo i bagni evitando di usare troppo spesso il cottonfioc, che può irritare. Chi ha un’otite esterna in corso potrebbe proteggere l’orecchio dall’acqua con gocce di vaselina che lo impermeabilizzano o con tappi di cera. Ma non è tutto qui: «Oltre all’acqua, l’otite esterna può essere dovuta anche a patologie della pelle come la psoriasi», mi ha spiegato Gaetano Paludetti, direttore del Dipartimento delle scienze chirurgiche della testa e del collo presso il Policlinico Gemelli di Roma. Tutto sommato poco grave anche se persistente e dolorosa, insorge con pruriti per poi produrre secrezioni, gonfiore e dolore specialmente alla masticazione, ma non perdita di udito.

Quando il timpano si rompe

Ben altro discorso è l’otite media. Internamente l’orecchio è infatti diviso in due dal timpano. Quando l’infiammazione colpisce al di là di questo confine, il quadro è più serio: «L’otite media è in genere conseguenza di una precedente infezione dell’apparato respiratorio o anche di un banale raffreddore. L’orecchio medio è a tutti gli effetti parte del sistema respiratorio». L’otite media provoca ostruzione dell’orecchio, perdita di udito, dolore, febbre e può giungere alla perforazione del timpano a cui segue la fuoriuscita del liquido prodotto dall’infezione e la conseguenze cicatrizzazione e guarigione. Le terapie? Gocce antifungine, antibiotiche o antinfiammatorie in caso di otite esterna, durante la quale è bene mantenere asciutto l’orecchio colpito per almeno una settimana. Per l’otite media antibiotici per bocca, cortisone e gocce nasali antibiotiche o antinfiammatorie sono le scelte più frequenti del medico.

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