Chiamata a volte “sindrome X”, la sindrome metabolica è un insieme di alterazioni che provocano un incremento del rischio di sviluppare gravi patologie cardiovascolari oltre al diabete di tipo 2. Tra le condizioni che concorrono a determinare questa condizione ci sono l’obesità, il deposito di grasso a livello addominale, una pressione arteriosa elevata, l’iperglicemia e livelli patologici di colesterolo e di trigliceridi.

Cosa causa la sindrome

Non si conosce una causa specifica della sindrome metabolica. Ciò che sappiamo è che probabilmente concorrono sia cause genetiche che connesse allo stile di vita: alimentazione sregolata e vita sedentaria prime tra tutte. Purtroppo la condizione è diffusa: si stima che oggi riguardi il 25 per cento della popolazione adulta. Il dato è in costante aumento in tutto il mondo, tanto che questa condizione è oggi considerata al pari di una vera e propria epidemia. Se il rischio di sindrome metabolica cresce con l’avanzare dell’età (con un picco tra i cinquanta e sessant’anni), con l’aumento della popolazione obesa si sta diffondendo anche tra i giovani. Il primo passo per curare la sindrome metabolica? Ovviamente la dieta e l’incremento dell’attività fisica. Oltre che sul calo ponderale, quest’ultima mostra infatti effetti benefici anche sulla pressione sanguigna, sui livelli di colesterolo, sul metabolismo dei carboidrati e sulla sensibilità all’insulina.

La “pancetta”, il primo nemico

Particolarmente importante nel determinare la sindrome metabolica è un eccessivo deposito di grasso a livello addominale: se infatti sovrappeso e obesità hanno un impatto negativo nella salute generale, certamente la presenza di troppo adipe attorno alla vita è un campanello d’allarme ancora più importante. Il motivo è semplice: il grasso addominale ha caratteristiche diverse rispetto a quello sottocutaneo, diffuso nel resto del corpo. Le cellule dell’adipe addominale in eccesso tendono infatti a liberare nel sangue sostante infiammatorie capaci di alterare il metabolismo portando a squilibri nei valori del colesterolo, dei trigliceridi, della pressione sanguigna e attivando una risposta del pancreas che inizia a produrre insulina in grandi quantità. Quando però è in eccesso, l’insulina non viene smaltita in modo corretto e si viene a creare una condizione di iperinsulinemia. In presenza di iperglicemia, questa è alla base del fenomeno insulinoresistenza che costituisce il primo passo verso il diabete.

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