La rizoartrosi è una forma di artrosi del pollice, leggermente più frequente nelle donne, che causa un’usura della funzione di opponibilità del pollice, ovvero la capacità di questo dito di toccare frontalmente, esercitando forza e presa, i polpastrelli delle altre dita consentendoci di eseguire la quasi totalità delle azioni quotidiane. Ne parlo sul numero di aprile di BenEssere all’interno di un’intervista a un paziente che ha brillantemente superato il problema grazie alla chirurgia. «La patologia, degenerativa, può essere talvolta legata a overuse o di misuse, cioè di utilizzo eccessivo o scorretto di questa delicatissima parte del corpo, di cui non possiamo fare a meno, che è la mano», mi ha spiegato Giorgio Pajardi, direttore dell’Unità operativa di Chirurgia e riabilitazione della mano presso l’ospedale San Giuseppe, Gruppo MultiMedica, Università di Milano. A volte è il dolore a spingere il paziente a farsi vedere, ma non sempre questo è presente: così capita che il ritardo nella diagnosi porta alla compromissione del dito. «Talvolta il paziente si presenta all’ortopedico solo quando si rende conto che ha una presa meno valida o che fa fatica a fare i movimenti più semplici», prosegue l’ortopedico. In alcuni casi invece il paziente tende, inconsciamente, a modificare i movimenti delle mani per non sentire fastidio, bypassando il problema che però così non viene risolto.

Come si diagnostica, come si cura

La diagnosi di rizoatrosi è abbastanza semplice: in genere basta una radiografia della mano. «Il trattamento può essere conservativo o chirurgico», dice Pajardi. «Il primo passo è la fisioterapia: per mezzo di tutori realizzati ad hoc per ciascun paziente e un percorso di riabilitazione si cerca di migliorare, laddove possibile, la funzionalità della mano potenziando anche la muscolatura del polso». Quando invece, come capita a un terzo dei pazienti, la condizione è irreversibile l’unica opzione è quella chirurgica: «L’intervento è l’artroplastica in sospensione, che consente di ripristinare in modo generalmente ottimale la funzionalità del pollice. L’intervento però ha senso solo se seguito, immediatamente, da un percorso di fisioterapia che deve essere monitorato dal chirurgo stesso ed eseguito da un’équipe che lavori in team con lui», precisa il medico. Sono invece sempre da evitare le infiltrazioni di cortisone: tolgono il dolore ma non risolvono il problema, che finisce così col peggiorare. I pazienti con rizoartosi non dovrebbero tardare a farsi visitare da uno specialista. L’importante è una valutazione ortopedica qualificata: «La chirurgia della mano è una iperspecializzazione», prosegue il medico: «per una patologia di questo tipo è bene rivolgersi quindi a team che si occupano di questa parte del corpo a tempo pieno». Insomma, evitiamo il solo consulto di un ortopedico “generico”. Sul portale della Società italiana di chirurgia della mano i pazienti affetti da questa condizione possono trovare i centri accreditati.

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