Una sensazione di instabilità e improvvisamente la stanza sembra girarci attorno fino. A volte, arriviamo a perdere l’equilibrio. Le vertigini sono un sintomo diffuso e certamente sempre causa di ansia per il paziente: e se fosse qualcosa di grave che ha colpito il nostro cervello? I medici ci rassicurano: nella stragrande maggioranza dei casi i giramenti di testa non sono prodotti da condizioni gravi. «Il paziente va comunque esaminato per escludere quei rari casi in cui la vertigine è dovuta a problemi vascolari o a carico del sistema nervoso centrale», mi ha spiegato Roberto Teggi, otorinolaringoiatra presso l’Ospedale San Raffaele di Milano. Normalmente già il medico di base è in grado di indirizzare il paziente all’attenzione dello specialista: se infatti le vertigini sono prodotte da patologie neurologiche questo spesso non riesce a stare in piedi, mentre se la causa è legata a un malfunzionamento del vestibolo (la parte dell’orecchio interno che controlla l’equilibrio) il soggetto riesce, anche se con difficoltà, a mantenersi in posizione verticale.

Quanto durano le tue vertigini?

Pertanto se è esclusa una causa cerebrale, sarà l’otorinolaringoiatra ad approfondire il problema. «A orientare il medico sono spesso già soltanto numero e durata degli episodi di vertigine sperimentati dal paziente», spiega Teggi. Quando si tratta di episodi ripetuti ma della durata inferire al minuto siamo generalmente di fronte alla cosiddetta vertigine parossistica posizionale, quando la durata è di pochi minuti è più probabile che la causa sia un’emicrania vestibolare, cioè un particolare tipo di cefalea, quando dura ore ci possiamo trovare davanti a un caso di sindrome di Menière mentre un singolo episodio di vertigine della durata di giorni può far pensare a una neurite vestibolare, comunemente (e non sempre correttamente) detta labirintite.

La più frequente è la meno pericolosa

Tra tutte queste condizioni la più frequente, ma anche la meno pericolosa, è la prima: «La vertigine parossistica posizionale, nota anche come cupololitiasi, si stima possa riguardare tra il 2 e il 3 per cento della popolazione. Nel 50 per cento dei casi può ripresentarsi nel corso della vita, è più frequente negli anziani ma può colpire a tutte le età e in particolare il sesso femminile e i pazienti emicranici», dice l’otorino. La sintomatologia è caratteristica: il paziente sperimenta forti vertigini con la percezione di vedere la stanza attorno a sé muoversi vorticosamente per pochi secondi, è instabile e spaventato. Questa vertigine è provocata sempre e solo dal cambiamento di posizione, in particolare quando ci si alza o ci si corica a letto oppure girandoci su un fianco. «A causare questa condizione è uno spostamento degli otoliti, i “sassolini” presenti all’interno del vestibolo che consentono al cervello di percepire gli spostamenti e quindi di restare in equilibrio», dice Teggi. Non sappiamo cosa produca o favorisca questo spostamento degli otoliti, tuttavia è sempre possibile ristabilirne la corretta posizione con una manovra che l’otorino esegue in ambulatorio sul lettino.

punto esclamativoUna manovra per farle passare. Nella maggioranza dei casi le vertigini sono prodotte da un malposizionamento degli otoliti, i “sassolini” che nell’orecchio interno consentono al cervello, grazie al loro movimento, di controllare posizione e movimento del corpo. Per diagnosticare la cupololitiasi l’otorino esegue la manovra di Semont: corica rapidamente il paziente, inizialmente seduto sul lettino, prima su un lato e poi sull’altro osservandone contemperamene gli occhi. Se si tratta di cupololitiasi, questi si muovono rapidamente: è il cosiddetto nistagmo. La manovra è anche terapeutica: eseguita alcune volte in giorni successivi consente il riposizionamento degli otoliti e la fine delle vertigini.

L’articolo completo su Diva e Donna, 20 febbraio 2018

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