Quei blackout della memoria

Capita a tutti di avere vuoti di memoria, ma in alcuni casi (rari) il cervello sembra giocare brutti scherzi. Parliamo delle vere e proprie amnesie. Occorre però distinguere: da un lato ci sono quelle improvvise e temporanee, dall’altro vere e proprie perdite di memoria croniche e progressive. «Quando è presente un inizio di deterioramento cognitivo, ad esempio dovuto all’Alzheimer», mi ha spiegato Francesca Caso, neurologa presso l’ospedale San Raffaele di Milano, la perdita di memoria non è transitoria e si accompagna a un decadimento che all’inizio può interessare la capacità di ritenere nuove informazioni ma successivamente coinvolge altri ambiti cognitivi». In caso di altre patologie cerebrali, come tumori o ictus, il danno mnemonico è invece in genere soltanto uno dei sintomi.

Quando il cervello si “blocca”

Molto più frequentemente, quando la perdita di memoria è una sorta di blackout improvviso, siamo invece di fronte alla cosiddetta amnesia globale transitoria, dovuta a un malfunzionamento improvviso. «È come se per qualche tempo il cervello non immagazzinasse i ricordi, creando la percezione di un vuoto che normalmente dura poche ore e che si risolve senza lasciare danni. Può capitare anche ai giovani, ad esempio in periodi di forte stress, o comunque per cause ancora non note». Secondo alcuni studiosi questi fenomeni potrebbero infatti essere persino segno di piccoli attacchi ischemici transitori. L’amnesia globale transitoria fa comunque paura al paziente, che tipicamente si rivolge al pronto soccorso dove viene sottoposto a esami tra i quali una tac dell’encefalo, un ecocolor doppler e un elettroencefalogramma: «Tuttavia nella quasi totalità dei casi le indagini non rilevano nulla di patologico».

Quanto conta lo stile di vita

Anche altre condizioni psichiche, come stress e ansia, hanno il loro peso nella capacità di mantenere l’attenzione e di ricordare: è esperienza comune che in periodi di grande carico emotivo facciamo fatica a tenere a mente nomi e appuntamenti. Tuttavia conta molto anche lo stile di vita: «La nostra società offre molte opportunità per mantenere la memoria attiva», precisa Caso. Non è vero infatti che la tecnologia è nemica della capacità di ricordare: studi scientifici spiegano che perfino smartphone, tablet e pc possono essere utili a stimolare il cervello. Piuttosto, se oggi ci sentiamo più distratti e smemorati di un tempo è perché siamo esposti a un eccesso di stimoli che sovraccaricano il nostro funzionamento cognitivo. Viviamo infatti in una società che ci richiede di tenere a mente e svolgere più compiti contemporaneamente e nel minor tempo possibile, causando a volte stress psicofisico.

L’articolo completo su BenEssere, agosto 2017

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